Crediamo profondamente che ci voglia equilibrio nell'affrontare le questioni complesse, ancor più quando si parla del binomio rifiuti-salute, perché il problema oltre che complesso è anche delicato.
Ripartendo dal famoso episodio del luglio 2007, la decisione di interrompere l'attività del termovalorizzatore in attesa di chiarire quanto accaduto è venuta dai sindaci proprietari dell'impianto, accanto a riteniamo doverosi richiami al "non allarmismo". Chiarito che il problema non era dovuto a difetti d'impianto, ma ai carboni attivi che operano per ridurre le emissioni del termovalorizzatore, sono state sempre le istituzioni (Comuni e Provincia) ad aver ampliato i controlli previsti dalla legge, imponendo verifiche mensili anziché quadrimestrali e mettendo in atto anche controlli specifici sui carboni attivi (unico impianto in tutta Italia) prima che questi vengano utilizzati nell'impianto; oltre a decidere di portare avanti analisi specifiche da parte di Arpat e ASL, sui terreni e sugli animali.
Mentre i primi controlli sono regolarmente praticati e rispettano tutti i limiti previsti dalla legge, emergono in questi mesi i primi risultati delle analisi Arpat e ASL. Mentre le analisi sui terreni non hanno rilevato problemi sostanziali, se non alcune tracce di Pcb, quelli sugli animali rilevano tracce di diossina e quantità più importanti sempre di Pcb.
I nostri interventi, hanno ribadito la necessità di portare avanti le indagini, sviluppando ulteriormente le analisi, per individuare tutte le fonti possibili di inquinamento, che hanno portato a questi risultati.
Se da un lato, per quanto riguarda la concentrazione di diossine, è opportuno compiere ogni ulteriore studio indirizzato a capire la provenienza riscontrata dalle analisi: se e in che misura esse siano riconducibili all'attività del termovalorizzatore, ma anche quali siano le altre fonti di produzione delle diossine rilevate; un discorso a parte invece merita il dato relativo ai Pcb.
Non potendo infatti ricondurre in alcun modo la presenza di Pcb all'attività dell'impianto di Montale, non derivando dalla combustione, ed essendo peraltro la presenza di Pcb anche più consistente di quella delle diossine, questo merita senza dubbio uno studio attento, proprio perché ci troviamo di fronte a un problema nuovo e di cui non conosciamo l'origine.
Leggendo a questo punto le dichiarazioni dei comitati e le accuse di faciloneria da parte nostra, accusati di voler "sminuire" i risultati, ma soprattutto la richiesta di chiudere l'impianto per sempre, ci domandiamo se ci dobbiamo preoccupare per la salute dei cittadini in generale o solo per il termovalorizzatore.
La concentrazione di Pcb, che niente ha a che fare con l'attività dell'impianto di Montale, ci deve preoccupare quanto le diossine oppure no? E capire quali altre fonti di emissione di diossine ci siano, oltre al termovalizzatore, è giusto? Oppure ci dovremmo limitare a chiudere l'impianto, senza preoccuparci di capire quanta sia la sua effettiva incidenza sul problema?
Crediamo che il senso di responsabilità voglia che le questioni siano affrontate per quello che sono, oggettivamente, senza fare battaglie preconcette in un senso o nell'altro, come invece ci sembra stia succedendo da parte di alcuni comitati, che anziché preoccuparsi effettivamente della salute, temiamo stiano portando avanti solo la loro battaglia ideologica contro qualcosa o qualcuno.
Il Sindaco di Quarrata
Sabrina SERGIO GORI
Il Sindaco di Agliana
Paolo MAGNANENSI
Il Sindaco di Montale
Piero RAZZOLI